Comunicato Stampa 15.04.2019

Benvenuti nello scandalo “VeniceLand, la Città dei Balocchi”. Pettenò contro Brugnaro sugli sprechi del Forte. Diffida per il Comune.

 

Il Tribunale aveva già condannato il Comune di Venezia a pagare Marco Polo System per la gestione di Forte Marghera. Ora, per lavori svolti su decisione del Comune stesso nel 2013, intende rivalersi sui soci greci e su Pettenò, amministratore di Marco Polo System: “Storie scandalose: un cavidotto mai pagato alla ditta Veneta Cantieri che lo ha realizzato nel 2013 diventa ora un debito di tutti”.

Non accenna a placarsi lo sdegno del fondatore e amministratore di Marco Polo System, Pietrangelo Pettenò, per la condotta del Comune di Venezia in merito ai lavori per la posa di linee elettriche, idriche e telematiche, per i quali ora vuole rivalersi, nonostante le sconfitte in tribunale, a danno del Gruppo Europeo Marco Polo System e coi soci greci del KEDE (Unione Centrale dei Comuni della Grecia). “Un comportamento scandaloso, letteralmente ‘da manuale’ – incalza Pettenò – quello messo in atto dal sindaco Brugnaro e la sua giunta. La città e il forte vengono gestiti come fossero il Paese dei Balocchi, VeniceLand. Dalla mala gestione di un cavidotto realizzato e mai pagato alla ditta Veneta Cantieri nel 2013 ha finora comportato, il Comune fa scuola su come: – far lievitare i costi pubblici da 27 mila a 43 mila euro; – fare una causa civile sbagliata, ‘manifestamente’ dice la sentenza’, forse per allungare i tempi del pagamento alla ditta che lo aspettava da anni; – scaricare metà dei costi agli incolpevoli soci greci del Gruppo Europeo Marco Polo System, l’Unione dei Comuni della Grecia (KEDE); risparmiare dopo 6 anni (grazie alla manovra di far pagare ai soci greci) circa 5 mila euro; utilizzare dal 2013 quegli impianti realizzati in un bene di proprietà, e che non si vogliono pagare, per la fruizione pubblica del forte, per le locazioni degli immobili, per realizzare feste, mostre, festival. Insomma, Ca’ Farsetti insegna come sfruttare per bene quegli impianti fatti e pensare che sia giusto farli pagare ai soci greci, che notoriamente – chiude con amara ironia Pettenò – partecipano agli incassi che si ricavano a Forte Marghera! Un Paese dei Balocchi, ma chi sono il “Gatto e la Volpe? Chissà…”

L’oggetto del contendere sono i lavori di scavo per realizzare, nell’area centrale del forte, un cavidotto per la per posa di linee elettriche, idriche e telematiche. Si tratta di lavori svolti a Forte Marghera nel 2013, in un contesto di piena collaborazione tra Comune e Marco Polo System, il gruppo europeo amministrato da Pietrangelo Pettenò. All’epoca dei fatti, tutto si è svolto nella cornice di un incarico di gestione e valorizzazione di Forte Marghera assegnato dal Comune di Venezia a Marco Polo, alla luce del suo innovativo e complesso lavoro di riqualificazione del forte intrapreso fin dagli inizi del 2000. Tali lavori, affidati da Marco Polo System a Veneta Cantieri, che li ha regolarmente portati a termine, non vennero però pagati. Il Comune di Venezia, contrariamente agli accordi presi, dal 2015 ha smesso di trasferire le risorse previste dagli atti dell’Amministrazione Comunale per la gestione di Forte Marghera negli anni 2014, 2015 e parte del 2016 e che ammontano a circa 150 mila. Questo credito del GEIE Marco Polo System è stato riconosciuto dal Tribunale di Venezia nel dicembre 2016, ma il Comune di Venezia si è opposto al decreto ingiuntivo che condannava il Comune a pagare e così si è avviata una causa civile ancora in corso. Così le aziende creditrici hanno dovuto attendere e avviare cause in Tribunale, facendo ricadere i costi sulla collettività. In questo modo sono venuti meno i patti specifici legati ai lavori di Veneta Cantieri, così come di altre ditte che avevano svolto altri lavori al forte e che venivano regolarmente pagati perché fino a tutto il 2013, le entrate derivanti dall’utilizzo di Forte Marghera da parte di vari soggetti (fra questi in particolare quelli dei servizi di ristorazione), erano incassate direttamente dal GEIE .
La ditta Veneta Cantieri, ma ne seguiranno altre, ha dovuto far valere le proprie ragioni in tribunale. L’opposizione del Comune all’ingiunzione di Veneta Cantieri è risultata soccombente, tanto che il giudice stesso, nella sentenza 370/2019, la definisce “manifestamente inammissibile” in quanto ha sbagliato il procedimento. Il blocco delle risorse dal Comune verso Marco Polo ha provocato anche il moltiplicarsi della somma, a danno delle casse comunali: dai 27.277,33 euro richiesti inizialmente da Veneta Cantieri, che non è stato possibile saldare da parte di Marco Polo System, si è giunti a 43.147,06 euro, comprensivi anche delle spese legali alle quali il Comune di Venezia è stato condannato dal Tribunale di Venezia e che sono però sono ad esclusivo carico del Comune che ha avviato l’azione civile inammissibile. Ora Ca’ Farsetti, già diffidata lo scorso dicembre dal socio greco KEDE (Unione Centrale dei Comuni della Grecia) per le azioni dannose contro Marco Polo durante lo sgombero, è determinata a rivalersi proprio sul socio ellenico e sull’amministratore, gettando le basi per un ulteriore sconto. Per evitare ulteriori aggravi, l’Amministratore di Marco Polo ha diffidato formalmente il Comune dall’attribuire costi e pagamenti non dovuti al gruppo europeo.

 

Per info: Alberto Cotrona

communication manager Marco Polo System,
info@marcopolosystem.it – alberto.cotrona@gmail.com
348 3294525

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